il fondo
Andiamo nella parte più bassa dell'acquario: il fondale, cosi nascosto eppure cosi importante. in questo paragrafo vedremo come realizzarlo, quali materiali scegliere e quali si avvicinano di più alle nostre esigenze, infine ci allontaneremo un po dai canoni tradizionali del classico ghiaietto e terriccio firmato vendutoci in un pratico secchiellino che potrebbe far ben sperare ad un acquariofilo alle prime armi per avvicinarci all'utilizzo di materiali "non convenzionali", meno costosi ma per certi versi molto più promettenti.
giusto per darvi un idea sull'importanza dell'argomento, ecco cosa può fare un fondo male allesitito:
un disastro... fondo composto da terriccio comune e sabbia media
sicuramente l'
Hygrophila corimbosa non ha un bell'aspetto... non che il resto della vasca sia molto più in salute... capisco che la vasca non aveva un impianto filtrante ma vi assicuro che anche senza filtro si possono ottenere risultati nettamente migliori con un fondo pensato meglio. se volete approfondire su questa ed altre esperienze potete trovare più informazioni nella pagina dedicata all'akadama (dove appunto si fa un paragone tra le due diverse gestioni, prima tra tutte la scelta del fondo).
tipicamente un fondale in acquario è costituito da uno strato di terriccio spesso 4-6cm ricoperto da uno strato di ghiaietto il più delle volte inerte. una soluzione semplice che da i suoi buoni risultati, si vedono in giro acquari tenuti eccellentemente avendo come fondo tale miscela. vi faccio notare un primo problema: qual'è la vita media di un fondo del genere? a me personalmente che ho tenuto e tengo in una delle mie vasche questa soluzione dopo circa un anno noto che le piante iniziano a rallentare la loro crescita. siccome le piante sono la principale fonte di informazione riguardo lo stato di salute del nostro fondo questo è evidentemente un segno che il terreno ha perso le sue proprietà fretilizzanti. quindi abbiamo due alternative: o rifacciamo il fondo ma questo comporterebbe distruggere l'acquario e ripartire da zero ogni anno, oppure possiamo utilizzare le ben note capsule fertilizzanti da applicare nel substrato. queste ci garantiscono un altro anno di crescita. vi faccio comunque notare che le capsule fertilizzano un'area circoscritta e non tutto il fondo, quindi inevitabilmente ci saranno porzioni di fondo che non verranno rifertilizzate o che comunque verranno fertilizzate non a sufficienza.
vediamo le principali caratteristiche che caratterizzano i fondali:
capacità di scambio cationico (CEC)
questo argomento merita una lunga chiacchierata. la capacità di scambio cationico CSC (dall'inglese cationic exchange capability CEC) è una proprietà di prima importanza per un fondo. abbiamo visto che in acqua si trovano un innumerevole quantità di molecole di natura diversa. tali molecole non si limitano a reagire tra di loro ma interagiscono anche con l'ambiente, in modo particolare, se questo ha le caratteristiche adatte, anche con il fondo.
immaginiamo un fondo come una spugna chimica. sopra di essa troviamo un innumerevole quantità di ioni negativi. quindi la superficie di un fondo è carica negativamente. ne deriva che come una calamita attira a se ioni positivi e li tiene legati al suolo rilasciando ioni H
+. bello no? e che ce ne facciamo noi di ioni positivi legati al suolo? noi nulla. le nostre piante parecchio. anzi moltissimo.
le principali fonti nutritive per le piante sono rappresentate da ioni positivi, il potassio K
+, il magnesio Mg
2+, il calcio Ca
2+, l'ammonio NH
4+ e molti altri (che vedremo in dettaglio). cosa succede quindi se le piante trovano nel suolo questi elementi? è stato verificato che molti di essi sono assorbiti molto più efficentemente da parte delle radici mentre altri sono assorbiti meglio da parte delle foglie. quindi se ve ne è la possibilità le piante assorbono i nutrienti dalle radici. risulta quindi evidente il legame tra CEC e una buona crescita della flora in acquario. non solo, i nutrienti sono assorbiti dalle piante solo quando queste ne hanno bisogno attraverso il rilascio di ioni H
+. una sorta di alimentazione su ordinazione se cosi possiamo definirla.
da questo fatto deriva la grande instabilità inziale associata a questa tipologia di fondo. crollo del GH, crollo del pH con conseguente crollo del KH, crollo della conducibilità. crolla tutto insomma. ma ora allontaniamoci dalla favoletta e vediamo di raccontarla in modo serio.
tutti i terreni presentano questa capacità di scambio cationico. quindi anche il cosiddetto ghiaietto inerte attrae e trattiene a se ioni positivi. ciò che cambia è la quantità di ioni che terreni diversi riescono a trattenere. la CEC misura proprio questa capacità. viene misurata in milliequivalenti/100g che esprime la quantità di ioni acquistati dal terreno, in questo caso, ogni 100 grammi dello stesso. la tabella sottostante riporta una classificazione generica della capacità di scambio
| fascia | CEC (meq/100g) |
| alta | oltre 20 |
| media | 10-20 |
| bassa | meno di 10 |
signori e signore, noi comuni acquariofili abbiamo a disposizione una terra che va ben di oltre i miseri 20meq/100g: stiamo parlando delle terre allofane. per darvi un idea nella tabella sottostante trovate i primi 3 minerali con la più alta CEC in natura:
| minerale | CEC (meq/100g) |
| humus | 300-500 |
| zeolite | 200-400 |
| allofane | 100-250 |
le allofane si trovano al terzo posto di questa classificazione. dove troviamo le allofane? le terre allofane sono molte, e molte sono le varie tipologie usate in acquariofilia. un esempio più che valido, vista la sua ultima diffusione in acquariofilia e viste le sue ottime prestazioni, è l'akadama. magari qualcuno l'ha già sentita in altri ambiti, primi tra tutti la coltivazione di bonsai. infatti è proprio il terriccio utilizzato per i bonsai. tuttavia sta entrando sempre più in uso nel campo acquaristico sia per il suo gradevole effetto estetico che ricrea in vasca, sia per la sua elevata CEC. potete trovare informazioni dettagliate sull'akadama nella pagina ad essa dedicata. qui di sotto trovate un esempio di fondo allestito con allofane.
vasca (un po sporca esternamente) da 15 litri allestita con torba, pozzolana e akadama. l'akadama costituisce lo strato rossiccio più superficiale
torniamo alla chimica. abbiamo detto che in un terreno gli ioni positivi prendono il posto degli H
+. come primo effetto si ha una netto abbassamento del pH, apprezzabile fin da subito. nei miei vari esperimenti ho potuto constatare che l'abbassamento del pH è davvero repentino, scendendo anche dalla neutralità ad un pH sotto il 5. la causa di questo è un crollo della conducibilità. infatti la stragrande maggioranza degli ioni positivi disciolti viene attratta e fissata al terreno che cede H
+. gli ioni non si legano tutti con la stessa forza. possiamo generalizzare la forza attrattiva nel seguente schema:
Al3+ > Ca2+ > Mg2+ > K+ = NH4++ > Na+ > H+
si noti come tra quelli più fortemente legati si trovino calcio e magnesio. vi viene in mente nulla? se fate un controllo il GH si abbassa incredibilmente di parecchi gradi. questo a causa della forte attrazione che il terreno esercita su di loro.
tutto questo non dura in eterno, tempo una settimana o più e i valori si stabilizzeranno, nel senso che non subiranno più oscillazioni evidenti. questo perchè il fondo ha raggiunto un equilibrio di saturazione. possiamo immaginarci un equilibrio dinamico tra acqua e fondo. il fondo acquista ioni a più non posso nei primi momenti dall'acqua. contemporeaneamente cede anche parte di questi ioni accumulati anche se in misura nettamente minore. si viene a creare cosi un equilibrio in cui la quantità di ioni assorbita è simile a quella di ioni ceduta. quindi si arriva ad una stabilizzazione dei valori. è in questo momento che possiamo agire sull'ambiente portando i valori dell'acqua al punto cui noi desideriamo. attenzione! deve essere un passaggio graduale. non vi venga in mente di buttare litri di fertilizzante o robe simili all'inizio pensando una roba del tipo: più roba ci butto, prima sto fondo si satura e prima posso allestire la mia vasca bello tranqillo. abbiamo appena detto che non solo il fondo acquista sostanze dall'acqua ma in un secondo momento le cede. quindi se noi facciamo saturare il fondo inevitabilmente queste sostanze saranno cedute all'acqua e altrettanto certo sarà che non conoscendo il livello di saturazione del fondo da un certo momento in poi tutto quello che buttiamo in vasca non sarà nemmeno assorbito dal fondo. avremo quindi un'acqua piena zeppa di nutrienti non utilizzati, la conducibilità alle stelle... pesci morti e piante marce, magari ci aggiungiamo anche una bella esplosione batterica che non fa mai male e una fantastica proliferazione algale. ho avuto questa esperienza, fortunatamente in una vaschetta da 15 litri all'esterno per testare il comportamento dell'akadama... e vi garantisco che trovare le piante sommerse dalle filamentose senza saperne il perchè non è il massimo. senza tener conto che una conducibilità altissima blocca la crescita perfino delle piante che come se non bastasse iniziano a manifestare i segni delle carenze nutritive di potassio e magnesio (a dir il vero un po di tutte...) per cui un comune mortale non fa altro che aggiungere sostanze sperando invano che riattacchino a crescere quando invece le stiamo lentamente ammazzando e le alghe invece proliferano che è una meraviglia.
da tutto questo evinciamo un'altra importante proprietà dei fondi allofani: un fondo simile è vivo, non solo dal punto di vista batterico ma anche chimico. se infatti non saturiamo il fondo ma lasciamo sempre un po di margine tra ciò che acquista e ciò che cede (lasciamo sempre una certa quantità di ioni H
+ tale da permettere al fondo di continuare a scambiare ioni con l'acqua) otteniamo un fondo con una vita molto più lunga rispetto ad un normale fondo con terriccio. un fondo del genere costruito con akadama arriva ad avere una vita utile di anche 3 anni. nel caso dell'akadama questo perde le sue proprietà perchè i granuli tendono a disfarsi e a diventare argilla quindi è meglio sostituirlo. questo effetto è già di per se raggiunto se si ha una buona piantumazione. le piante infatti tendono a sottrarre ioni dal terreno e a sostituirli con ioni H
+ "rigenerando" il terreno. come facciamo ad andare incontro a questo fenomeno? semplice, evitiamo di fertilizzare eccessivamente l'acquario o meglio ancora fertilizziamolo sporadicamente.
introduciamo inoltre il concetto di fertilizzazione a colonna, ovvero la capacità di fertilizzare il terreno semplicemente fertilizzando l'acqua. come abbiamo detto prima infatti un terreno con una certa CEC assorbe gran parte dei nutrienti disciolti in soluzione di conseguenza si fertilizza "spontaneamente". in tal modo i nutrienti sono resi disponibili alle piante anche per essere assorbiti dalle radici.
granulometria
con granulometria si intende la dimensione dei singoli grani che compongono il terreno. questo aspetto tocca maggiormente i ghiaietti o comunque la parte del fondo costituita da grani, grossi o piccoli che siano. non riguarda quindi i terricci. si va dalle sabbie finissime, ai grani di piccole dimensioni, ai sassolini delle dimensioni di qualche millimetro (tipico dell'akadama che si aggira sui 3-4mm a grano) per arrivare ai ciottolati. ciò che più influenza la granulometria è la quantità di spazio che rimane tra un singolo grano e l'altro. ciò comporta un maggior ricircolo d'acqua, quindi una maggiore ossigenazione del terreno e di conseguenza una maggiore attività batterica aerobica a discapito della dannosa attività anaerobica.
inoltre la presenza di un ricircolo d'acqua nel fondo favorisce anche un maggior ricircolo dei nutrienti. ciò comporta una distribuzione più omogenea dei nutrienti legati al fondo ma anche un maggiore scambio con l'acqua sia di sostanze cedute dalle radici delle piante sia di sostanze prodotte invece dal metabolismo batterico.
c'è da dire comunque che non sempre tutto ciò che luccica è oro. infatti se fino ad ora abbiamo elogiato i vantaggi apportati da un fondo caratterizazato da una granulometria discreta ora dobbiamo mettere in evidenza i difetti nell'utilizzo di un fondo con elevata granulometria. abbiamo detto che maggiore è la dimensione dei grani maggiore è lo spazio tra un grano e l'altro. oltre un certo limite accade che le radici non attecchiscono più come dovrebbero al fondale poichè la superficie di contatto tra fondo e radice è minore. ne deriva che la radice "fluttuando" nell'acqua non riesce a cedere ioni H
+ e quindi non riesce a nutrirsi. tutto il nostro lavoro per mettere in piedi un fondo che sia bello da vedere ma allo stesso tempo utile alle piante va in fumo. inoltre un fondo che lascia troppi spazi (soprattutto nella parte superiore a diretto contatto con l'acqua sovrastante) non trattiene nel fondale nutrienti (pensate solo alla quantità di nutrienti rilasciati da uno strato di terriccio o meglio ancora da un sottile strato di torba) che vengono incontrollatamente ceduti all'acqua provocando diversi problemi.
c'è chi dice che la granulometria ideale vada dai 3mm ai 4-5mm, secondo me la granulometria non deve superare i 5mm. punto. porre delle limitazioni sulla piccolezza dei grani mi pare molto restrittivo. ho coltivato piante con sabbia di fiume finissima, come quella che si trova nelle spiagge per intenderci... avete presente lo spazio che c'è tra un grano e l'altro? eppure la
Vallisneria spiralis cresce e si riproduce normalmente senza alcun problema. anzi per certi versi anche meglio rispetto ad un fondo in akadama. infatti anche se la CEC di un fondo sabbioso è bassa non oppone alcuna resistenza allo sviluppo di stoloni cosa che invece sembra fare un fondo con grani piuttosto grossi (3-4mm) come l'akadama, questa rimane comunque una mia osservazione srtettamente personale.
se fate un po di pratica inoltre vi accorgerete come piantare in un fondo fine sia molto più semplice rispetto ad uno con grani spessi. senza contare che si tende a sporcare di meno l'acqua e a lasciare meno "fosse" sul fondo.
tenete bene in mente che vi è la piena possibilità di miscelare materiali diversi. magari un fondo costutito da grani grossi nella parte bassa per evitare zone di anossia (assenza di ossigeno), chimicamente attivo cosi da fornire un po di apporto nutritivo. il tutto coperto da ghiaia o sabbia più fine per offrire maggior attecchimento alle radici nella parte vicino al fusto e un maggior contenimento dei nutrienti. potrebbe essere una soluzione... pur non sfruttando a pieno la CEC del nostro fondo chimicamente attivo. comunque sia ad ognuno di noi la scelta per il fondo ideale.
porosità
semplicemente con porosità si intende la presenza di microfori all'interno dei grani (in particolare quantifica il rapporto tra il volume occupato dai pori e quello che effettivamente avrebbe il grano se ne fosse privo). questa proprietà è particolarmente importante perchè rocce porose possono essere penetrate facilmente dalle radici delle piante che avrebbero cosi una maggiore superficie di contatto con il fondo e quindi una maggior capacità di acquisire sostanze. risulta quindi evidente che fondi come il ghiaietto al quarzo hanno una bassissima o nulla porosità, vista la compattezza dei grani. al contrario materiali come la pozzolana, la pomice (i cui pori sono proprio visibili ad occhio nudo, e sono anche belli grossi...) o comunque la maggior parte delle rocce di orgine vulcanica, hanno una elevata porosità.
caratteristiche chimico-fisiche
per caratteristiche chimico-fisiche si intendono aspetti quali le sostanze che un materiale rilascia in acqua, la CEC, la porosità e altri fattori. non potendo generalizzare le caratteristiche chimico-fisiche di un fondale è molto più sensato affrontare questo argomento trattando singolarmente i vari materiali che possono essere utilizzati.
abbiamo di tutto e di più: sabbia, ghiaia, terriccio per floricoltura, torba, akadama, pozzolana, lapillo vulcanico, argille come la vermiculite, laterite, carbone... tutti con le loro caratteristiche e peculiarità. qui di seguito troverete solo ed esclusivamente i materiali con cui ho avuto direttamente a che fare. la pagina verrà di volta in volta aggiornata perchè sicuramente approfondirò l'importantissimo fattore fondo, con esperimenti dedicati ai singoli materiali, sia vecchi che nuovi.
- sabbia
finissima e comunissima sabbia di fiume
quella che vedete nella foto è comunissima sabbia di fiume che ho raccolto in un corso d'acqua vicino casa. è davvero finissima (nella foto non sembrerebbe, tutta colpa del macro). ovviamente prima è stata abbondantemente lavata per togliere tutte le sostanze inquinanti o in grado di sporcare l'acqua. non sarà di certo particolarmente estetica ma rende molto bene nel creare un ambientazione molto simile all'ambiente naturale. in commercio ovviamente trovate sabbie molto più estetiche in grado di creare effetti certamente di gran lunga più suggestivi, tuttavia le caratteristiche chimico-fisiche sono praticamente identiche: granulometria sotto il millimetro e CEC di circa 10meq/100g, in pratica inesistente.
questo materiale quindi non è certamente adatto se volete conferire particolari caratteristiche fertilizzanti al vostro fondale, inoltre la sua bassissima granulometria impedisce un abbondante ricircolo d'acqua nel fondo, favorendo cosi la creazione di uno strato anossico che, come sappiamo, porta i batteri anaerobici a produrre principalemente solfato di idrogeno (H2S) e metano (CH4), non certo un bene per gli organismi in vasca. se poi consideriamo che trattiene benissimo i nutrienti nel fondale otteniamo una specie di incubatrice per batteria anaerobici.
ecco spiegato il disastro nella vasca della prima fotografia ad inizio articolo. uno strato di 3-4cm di sabbia abbastanza fine a coprire direttamente uno strato di terriccio. dopo qualche settimana i batteri anaerobici hanno attaccato a far festa e quello è stato il risultato (in concomitanza ad altri fattori che hanno accentuato il disastro).
devo dire invece che piante che si riproducono per stoloni sono avvantaggiate. infatti la bassa granulometria di questo materiale non impedisce affatto alla pianta di sviluppare liberamente sottosabbia stoloni, cosa che invece potrebbe accadere in fondali più "duri" (molto più spesso accade che lo stolone si sviluppi al di sopra del fondale).
ne deriva che la sabbia può essere utilizzata principalmente con finalità estetiche circoscritta in precise zone e mai usata come unico strato di copertura di tutto il fondale. semmai voleste optare per una copertura totale assicuratevi che al di sotto sia presente uno strato a granulometria grossa per favorire il ricircolo di ossigeno e soprattutto non abbondate con la sabbia. credo che in questo caso uno strato di 1.5-2cm sia più che sufficiente al vostro intento, considerate le sole finalità estetiche di questo materiale. meglio ancora se utilizzate la sabbia senza alcun materiale sottostante. si vedono in giro biotopi che ricreano corsi d'acqua natrali che utilizzano appunto questa strategia. ovviamente in tali zone prive di un fondo fertilizzato è consigliabile non piantumare.
- akadama
akadama (quella rossiccia) dal diametro di 3-4mm.
quello che vedete nella foto è ciò che ho recuperato da un fondale allestitio con akadama e pozzolana (quello della vaschetta di prima per intenderci). siccome è molto difficile e lungo separare granello per granello l'akadama dalla pozzolana che si sono mischiate durante le piantumazioni, nella foto troavate appunto akadama (rossiccia) assieme a qualche granello di pozzolana (grigiastra).
estratto solo ed unicamente dal monte Fuji, in Giappone, l'akadama sta prendendo sempre più maggiore spazio anche in acquariofilia. grazie alla sua elevata CEC è ottima per creare fondi fertili. inoltre crea anche un gradevole effetto estetico in vasca. quando aquistate questa terra assicuratevi che sia l'originale, estratta dal monte Fuji. esistono infatti parecchie akadama fasulle che, dopo poco tempo, in acqua si sfaldano completamente perdendo qualsiasi proprietà. mentre quella originale dura qualche anno. per cui prima di acquistarla informatevi sulla provenienza del terreno. sul commericio si trovano di diverse granulometrie. personalmente preferisco quella con ganulometria di 3-4mm che mi pare un giusto compromesso tra troppo piccola e troppo grossa. si posiziona in genere a diretto contatto con l'acqua sovrastante, sia per sfruttare a pieno le sue ottime capacitè di fondo fertile sia per la sua bouna resa estetica.
come tutte le allofane, nei primi momenti di vita è un po capricciosa. provoca infatti grandi sbalzi di pH, GH e conducibilità (NO3-, NO2-,PO43- vanno a zero), per cui prima di inserire pesci, caridine o altri organismi (ricordiamoci sempre della maturazione del filtro se siamo ad acquario appena avviato) è conveniente aspettare che si sia stabilizzato. le piante invece possono essere inserite dopo alcuni giorni. oltre ad accelerare il processo di maturazione vi da anche un idea di quanto fertilizzante (sempre che ne vogliate usare) inserire in vasca, senza cosi dover ragionarci in seguito provocando magari ulteriori sbalzi. si legge in giro che per accelerare il processo è utile ricorrere a frequenti cambi d'acqua... ricordiamoci che siamo nei primi battiti di vita del nostro acquario e l'attenzione dovrebbe essere dedicata anche alla stabilizzazione della flora batterica, frequenti cambi d'acqua non fanno altro che danneggiarli. per cui visto che dobbiamo aspettare 30 giorni il fondo ha tutto il tempo per maturare da sè. ci resta comunque la possibilità di far maturare il filtro a parte, lavorare in vasca col fondo, e inserire il filtro successivamente a fondo stabilizzato. aspettiamo comunque qualche giorno per permettere ai batteri di ambientarsi.
tuttavia dopo questo primo breve periodo risulta essere un fondo davvero valido.
appena inserita l'akadama tende a sporcare l'acqua. nulla di cui preoccuparsi, tempo qualche giorno e l'acqua tornerà nuovamente cristallina.
può essere utilizzato sia come unico strato che in presenza di altri materiali. io personalmente trovo l'accoppiata torba-akadama eccezzionale. l'elevato contenuto organico della torba infatti è una vera miniera di sostanze nutritive sia per il metabolismo batterico sia per le piante. tuttavia questa bomba nutritiva se lasciata incontrollata esploderebbe causando non pochi problemi. ed ecco che entra in gioco l'akadama. la sua elevata CEC infatti assorbe gran parte dei nutrienti rilasciati dalla torba rendendo cosi l'ambiente stabile e in salute. inoltre l'akadama tende a caricarsi senza l'aggiunta manuale di fertilizzanti. ovviamente la quantità di torba deve essere minima rispetto a quella di akadama, uno strato di 0.2-0.4mm di torba a fronte di 3-4cm di akadama.
infine la sua ottima porosità rende questo materiale tra i migliori fondi non commerciali utilizzabili.
nella pagina dedicata trovate nel dettaglio il suo comportamento con l'illustrazione di un piccolo esperimento.
- pozzolana
pozzolana (quella grigiastra) dal diametro di 3-4mm.
la pozzolana è una terra allofana di natura vulcanica. è molto più porosa rispetto all'akadama. per certi versi è molto simile alla pomice. la sua elevata porosità lo rende un materiale ideale per fornire alle piante un solido ancoraggio, aumentando la superficie di contatto fondo-radice. tuttavia la sua stessa porosità lo rende un fondo ideale per fornire alle piante un solido ancoraggio, aumentando al superficie di contatto radice-fondo. tuttavia la sua stessa porosità lo rende un materiale che se mosso in acqua tende a galleggiare. non possiamo pertanto utilizzarlo come strato di copertura. inoltre in acqua tende a sfaldarsi relativamente presto se confrontato ad altri materiali. perfino la stessa umidità dell'aria (qualora decidessimo di conservarla fuori acquario) tende a sfaldarla, pertanto assicuriamoci di tenerla in un sacchetto ben chiuso.
dal punto di vista chimico è caratterizzata da una discreta quantità di micronutrienti (molto importanti per la crescita delle piante) che rende disponibili alle radici delle piante. da questo punto di vista è un discreto materiale per la realizzazione di un fondo fertile. al contrario dell'akadama non assorbe ioni per via della sua bassa CEC ma sostanzialmente è un materiale che cede diverse sostanze. tuttavia ciò che dovrebbe orientarci sulla scelta di questo materiale non è la sua valenza fertilizzante, visto che ci sono elementi (lapillo lavico) che in confronto sono una vera miniera di nutrienti, ma la sua granulometria e porosità. ciò porta ad un maggior scambio di ossigeno e ad un ottimo sviluppo della colonia batterica nel fondo. personalmente credo sia da utilizzare in primis come strato di fondo per creare uno strato ossigenante, ricoperto poi da un materiale che renda il fondo fertile e chimicamente attivo.
- torba
torba acida di sfagno.
mettiamoci comodi perchè la torba è un materiale che necessita di una lunga, allegra e paziente chiacchierata. prima di inziare dico subito che quella che vedete in foto è torba acida di sfagno. utilizzata come materiale di fondo, non come materiale filtrante. quindi niente torba per acquari o torbe prefertilizzate. io uso comune torba di sfagno acquistabile a basso prezzo nei negozi di giardinaggio e non ho mai riscontrato grosse problematiche se usata come si deve. viene soprattutto accusata di sfaldarsi completamente per via della decomposizione dopo qualche tempo. questo è vero, non ci vuole di certo un genio per capire che la torba di sfagno in acqua si sfalda. ma è anche vero che non metteremo la torba a stretto contatto con l'acqua. anzi proprio a causa delle proprietà che possiede è solito inserirla come strato piè profondo del fondale, a stretto contatto con il vetro. tra l'altro occhio alle quantità. bastano pochi millimetri di torba di sfagno a fronte di 7-8cm di altri materiali per garantire un ottimo potere fertilizzante. ma andiamo con calma e analizziamone meglio le caratteristiche punto per punto.
la torba è il risultato dei processi di decomposizione della materia organica di origine vegetale. se vi torna più chiaro chimatelo humus, poichè in effetti appartiene al più vasto gruppo degli humus. foglie, corteccie, muschi... tutto ciò che è di origine vegetale e che si trova sulla via della decomposizione va a costituire la torba. nel caso della torba di sfagno essa è formata prettamente da resti di muschio, lo sfagno appunto.
proprio in virtù della sua origine, la torba è un materiale pieno zeppo di sostanze organiche. un vero e proprio banchetto per i nostri batteri decompositori che possono rilasciare cosi in soluzione ioni più facilmente assorbibili dalle piante. quindi un ottimo fertilizzante.
è noto a tutti che la torba acidifica l'acqua. quello che accade è che tra le varie sostanze la torba rilascia anche acidi umici che hanno la caratterisitca di rilasciare ioni H+. vedremo quindi il pH scendere verso valori acidi, l'entità di questa variazione dipende dal quantitativo di torba che andremo ad inserire. tuttavia tali acidi umici sono anche delle preziossissime risorse per purificare l'acqua: infatti hanno la capacitè di chelare, ovvero di legare a se, metalli pesanti che se lasciati liberi in soluzione sono degli agenti molto tossici anche in minime quantità. inoltre i metalli chelati sono più facilmente assorbibili dalle piante.
altro effetto della torba è quello di assorbire ioni calcio, magnesio, potassio... comporta quindi nelle prime fase ad un abbassamento del GH e del KH, che accentua lo sbalzo del pH. ciò su cui in genere si agisce è il pH. se ci rendiamo conto di aver aggiunto troppa torba e abbiamo un acqua troppo acida, innanzittutto togliamo la CO2 almeno fin quando non abbiamo stabilizzato il pH. successivamente dobbiamo trovare il giusto valore di pH, magari effettuando dei piccoli cambi parziali con acqua di rete o acqua d'osmosi. uno dei tanti vantaggi della torba è che anche se porta ad un abbassamento del KH nello stesso momento porta anche alla formazione di sali che hanno un forte potere tamponante (vedi alcalinità). per cui entro certi limiti e soprattutto se le quantità utilizzate sono corrette contengono gli sbalzi del pH (che comunque è inevitabile che si verifichino, a volte anche di 1-2 gradi della scala).
come materiale di fondo risulta un ottimo strumento. ha un comportamento simile a quello dell'akadama, assorbe ioni per poi rilasciarli quando la radice ne richiede. tuttavia il suo elevato contenuto organico la rende anche una fonte da cui vengono prodotte e rilasciate sostanze nutritive, una caratteristica che non riguarda i fondi allofani. le quantità devono essere molto ridotte, a causa del rilascio di acidi umici che acidificano l'acqua (si può arrivare anche sotto un pH 5). da non sottovalutare l'enorme quantità di sostanze nutritive rilasciate (tra le quali anche composti azotati) che possono rappresentare un serio problema se presenti in eccesso, e vi assicuro che la torba supera di parecchio questo eccesso. ecco perchè si tende a inserirla il più lontano possibile dall'ambiente sovrastante e in genere con un materiale (terra allofana) che tenda ad assorbire le sostanze rilasciate.
una caratteristica da non sottovalutare è la colorazione che assume l'acqua, non più trasparente ma ambrata a causa delle sostanze rilasciate. questo aiuta a creare effetti più naturali e suggestivi. dobbiamo comunque sapere che queste sostanze assorbono gran parte della radiazione blu indispensabile per le piante. un altro motivo per cui stare attenti alle quantità. ricordiamoci che anche se l'acqua rimane cristallina tali sostanze sono comunque presenti e comportano un assorbimento di tale radizione.